Oppido Mamertina, Cattedrale, 25 marzo 2021
Omelia nella Concelebrazione Eucaristica
«Ed ecco, Elisabetta, tua parente,
nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio
e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile:
nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 36-37).
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. (Lc 1, 38).
Bloccati dal morbo letale,
mendace freno ai passi
verso questo tempio,
da tempi dei padri nostra Nazaret,
di silenzio e di pace,
d’ascolto e soavi colloqui,
con Te accanto al Figlio nell’Ostia,
supplici da lungi ti abbiamo pregato
nell’anno che fu
di apprensioni e di dubbi,
salute chiedendo per chi con filo sottile legato alla vita,
conforto agli inermi parenti,
fortezza ai samaritani in trincea
per cure d’urgenza.
Presenze impedite,
ma non prigionieri i cuori;
lontano lo sguardo,
ma non gli occhi dell’animo,
vuota la Chiesa,
ma non il pensiero in preghiera.
A Te siam tornati
quest’anno, non meno apprensivi,
anarchico il virus opprimente,
con intatta fiducia
in tua signoria su ogni male
che lo spirito opprime e il corpo fiaccando,
sorretti e indotti in pieno abbandono.
«Ecco la serva del Signore»
compresa e chiarita sull’iniziale saluto,
turbata la mente,
ignara dell’eterno divino consiglio su Te,
da sempre pensato, e appena svelato,
a Gabriele ti offri
di nuova storia l’ancella
per giorni sottratti alle trame tremende del male in agguato
in mari agitati da falsi miraggi,
nel mondo eppur così bello,
dell’amore divino pensiero stupendo.
Tu prediletta fanciulla della stirpe d’Israele,
in fiore ti offri all’innesto divino.
Tu, sposa promessa al diletto Giuseppe,
lo avanzi nel dono al Dio tuo e suo.
Tu, d’un lampo di luce pervasa,
fulgore divino, su pronta, ti affidi.
Tu, all’alba che sorge, i tuoi giorni consegni.
«Ecco»: presente a te stessa in quell’ora scoccata nei cieli, per noi.
«Ecco»: ogni dubbio e paura svaniti.
«Ecco»: Tu il “sì” alle attese di una storia sfinita.
«Ecco»: di esempio sublime fiducia.
«Ecco»: Tu carezza di donna geniale.
«Ecco»: anticipo del Figlio l’offerta accogliesti.
«Ecco»: Tu madre e sorella di cuori per Dio indivisi.
«Ecco», «Eccomi»: convalle dei Padri di fede:
di Abramo provato nel figlio (Gen 22, 1);
di Giuseppe dal padre ai fratelli inviato (Es 37,13);
di Mosè dal roveto al grido di Dio (Es 34);
di Samuele in corsa da Eli (1Sam 3-4.11; 3,16);
di Isaia, vaticinio e perfetta sorella (Is 6,8; 65, 1).
Sul libro di vita già scritto
tu apponi sicura la firma a fare del Padre il volere (Sal 40, 8; Eb 10, 9);
del Figlio lo specchio, compiuta scrittura.
«Avvenga per me»
in quest’ora che batte,
l’avvio di ore per gli anni di sposa e di madre amorosa,
trepida e attenta,
agli eventi e domande al Dio che Ti scelse.
Finestra sul mondo, con sguardo di cielo,
all’ora suprema del Figlio morente,
sostegno per Lui col Padre alleata
qual madre seconda del genere umano
«secondo la tua Parola»
totale abbandono, con riserva nessuna,
sugello all’ascolto in luce crescente,
prodigio prescelto di semina certa
Si compia l’innesto mirabile mai visto nel cosmo,
del Figlio dal grembo del Padre nel seno di mamma novella.
Sponsali più arcani mai furono,
unione perfetta di mondi incofusi!
Al tuo “sì”,
«il Verbo si fece carne» in Te
«e venne ad abitare in mezzo a noi» con Te (Gv 1, 14).
Concepimento è ora compimento.
L’evento si apre all’avvento di tempi migliori,
la vita al mondo che sboccia
nel tenero cuore di dolce fanciulla.
Tota tua
Totus tuus:
mirabile patto totale, sigillo di grazia,
perfetta alleanza per sempre nei secoli.
Toti tui,
tutti tuoi: diranno quest’oggi
tuoi figli devoti
dal Padre ispirati in tutto ad offrirgli corpo, volontà, averi,
tuoi servi a Te già schiava di Dio Trinità.
«E l’Angelo si partì da lei»
Concluso il mandato affidato,
giulivo, Gabriele, ritorni
portando l’assenso già noto al Sommo Signore.
Or cedi il tuo posto ad altro compagno celeste,
per guida al giusto Giuseppe,
su chiara coscienza all’agire per Dio.
O paziente, teoforo arcangelo,
del dire le cose di Dio insegnaci l’arte sublime,
pazienti all’ascolto,
capaci nel dare risposte di senso,
mandati qual siamo a chi chiede in fiducia,
attendendo parole sicure di vita.
O Vergine Madre di Nazaret,
a noi figli, dal Figlio affidati,
ottieni l’intero estremo coraggio del Fiat,
ai disegni divini nel pronto donarci,
nell’avviato cammino del Sinodo,
a famiglia per letizia di amore,
pace sicura e pregusto
di quella sempiterna perfetta nei cieli,
con Te e i Santi, Gesù e lo Spirito.
Amen.

